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Nepal: tre piani con l'ascensore

Nepal: tre piani con l'ascensore

Data del viaggio: Gennaio 2019
Pubblicato il 29/10/2019
Località: Asia, Nepal

Il viaggio dall'Italia al Nepal non è breve e si arriva all'aeroporto internazionale di Kathmandu con la consueta stanchezza da voli intercontinentali. Io e il mio amico Pesa ci siamo richiesti uno sforzo in più e abbiamo subito preso un volo interno per Pokhara dal vicino, piccolo e imperscrutabile aeroporto per i voli nazionali. 
E' una breve tratta in cui l'aereo fa appena in tempo ad alzarsi che già deve ricominciare a scendere, condita dalla visione di bei panorami e da un po' di apprensione dovuta al fatto che, forse ingiustamente e forse no, le compagnie interne nepalesi non sono ben considerate nelle graduatorie internazionali in tema di sicurezza.

Noi abbiamo volato due volte con Buddha Air e, non soffermandoci troppo a ragionare sul fatto che puoi andare a dare una pacca sulla spalla al comandante mentre pilota l'aereo, ci siamo trovati bene. Ovviamente è meglio non aspettarsi grandi livelli di comfort ma tenete anche conto che l'alternativa è passare molte ore in auto/bus su strade spesso tortuose.

Pokhara: sport e panorami mozzafiato

Pokhara si presenta subito come città vivace e votata al turismo e agli sport.
Al cospetto dell'appuntita sagoma del Machapuchare si possono praticare il parapendio e il rafting, ma molti usano la città come base per il trekking nell'area dell'Annapurna.
Con poco tempo a disposizione noi ci siamo dedicati alle seguenti attività:

  • gita in barca sul Lago Phewa e visita del tempio indù Tal Barahi,
  • escursione in auto alla World Peace Pagoda con sosta al villaggio tibetano di Tashiling,
  • cene e passeggiate nel vivace quartiere turistico Lakeside,
  • gita in auto a Sarangkot per ammirare l'alba che tinge di rosso lo skyline himalayano,
  • gita in elicottero al Santuario dell'Annapurna.

L'ultima è stata probabilmente la più bella esperienza vissuta nel mio viaggio in Nepal: prendere l'ascensore da Pokhara fino al campo base dell'Annapurna è stato costoso, ma decisamente eccitante.
La mattina presto in un quarto d'ora si sorvolano i superbattuti sentieri del circuito escursionistico e ci si infila nello stretto passaggio tra il Hiunchuli ed il Machapuchare: si tratta di una vallata formata dall'acqua di fusione dei ghiacciai che si va a gettare nel fiume Modi Khola e rappresenta l'unico possibile accesso al santuario.

Mezz'ora scarsa a oltre quattromila metri per respirare l'aria rarefatta e l'atmosfera affascinante quanto surreale dell'ABC e via di nuovo verso valle.
Questa breve ma intensa escursione si può prenotare nelle agenzie turistiche del luogo oppure direttamente all'aeroporto da dove si susseguono rapidamente le partenze e gli arrivi degli elicotteri dei vari operatori. 
Per il pernottamento abbiamo scelto il Pokhara Batika nel Lakeside, un hotel stretto e sviluppato in altezza che ci ha molto soddisfatti per la cura negli arredamenti e le ricche colazioni.
Per le cene invece c'è davvero l'imbarazzo della scelta lungo la via principale del quartiere.

Lumbini e il Terai occidentale

Avvicinandosi all'India l'ultima cosa che probabilmente ci si aspetterebbe di trovare è uno dei principali luoghi di pellegrinaggio buddista e invece a cinque chilometri dal confine nel Terai Occidentale si può visitare il Maya Devi Temple il luogo di nascita di Siddhartha Gautama. Il sito è contenuto in un vasto complesso religioso protetto dall'UNESCO in cui le varie nazioni hanno costruito monasteri seguendo la loro architettura tradizionale.

Il risultato è una specie di Disneyland del buddismo, un concentrato dell'architettura e della spiritualità del Far East. Un bel posto in cui si possono passare diverse ore serene a spasso su comodi risciò. Fuori dai confini di questo parco invece la tranquillità lascia il posto al traffico polveroso della cittadina di Lumbini ed in generale delle vie di comunicazione di queste pianure dal sapore fortemente indiano.

Non provate neanche ad immaginarvi di dormire in un bel hotel. Non ne esistono.
Noi abbiamo soggiornato una notte presso il Mirage Inn e abbiamo apprezzato solo la gentilezza e la disponibilità del personale nell'aiutarci a trovare un autista per il giorno successivo.
Per la cena, se non siete amanti dello street-food, potrete ripiegare su una barretta energetica portata dall'Italia.

Sauraha e il Chitwan

Un viaggio in auto di circa tre ore ci ha portati da Lumbini a Sauraha, la porta d'ingresso del Parco nazionale di Chitwan.
Lungo il tragitto è degna di nota l'area religiosa denominata Shashwat Dham, che vanta un tempio induista dedicato a Shiva riccamente decorato.

Per il pernottamento nell'area naturalistica e come punto di riferimento per le escursioni abbiamo scelto il Green Park Chitwan, un resort molto curato in cui si è potuto anche assistere ad un'interessante dimostrazione di balli locali. L'area ristorante era ben gestita a alla reception abbiamo potuto organizzare le nostre attività:

  • gita ad un villaggio Tharu,
  • passeggiate sulla sponda del fiume Rapti per vedere l'area di addestramento degli elefanti e avvistare coccodrilli e rinoceronti,
  • safari in fuoristrada,
  • safari a dorso di elefante.

Quest'ultima è stata il pezzo forte soprattutto per il fascino della foresta pluviale attraversata di prima mattina quando era pervasa da una scenografica nebbiolina.

Durante il percorso è stato possibile avvistare da molto vicino cerbiatti, uccelli e un rinoceronte che evidentemente non temevano gli uomini in "sella" al mammifero dalle grandi orecchie, nemmeno i tanti chiassosi cinesi. Interessante è sicuramente anche scoprire come vengano "pilotati" questi maestosi animali.

Il safari sulle classiche jeep scoperte invece, pur spingendosi molto all'interno del parco, non ha convinto affatto: troppi i mezzi che si muovevano l'uno dietro l'altro per poter pensare di fare avvistamenti memorabili come potrebbe essere quello della tigre che abita queste zone. Si sono comunque potuti incontrare tanti coccodrilli, un grosso lucertolone e un rinoceronte.

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A spasso per la valle di Kathmandu

Un viaggio in auto di circa 5 ore ci ha consentito di tornare nell'area della capitale e di ammirare sulle strade nepalesi tanti colorati camion personalizzati con scritte come "Road King" o "Speed Control"... curiosa usanza...
Arrivati nella principale vallata della nazione è d'obbligo una sosta alla cittadina di Patan che, abbracciata ormai completamente dalla periferia di Kathmandu, vanta una bellissima Durbar Square.

Questa nel 2019 purtroppo è ancora un cantiere aperto dopo il terremoto del 2015: tanti sono infatti i bei palazzi tuttora da ricostruire per far tornare la piazza al suo originario splendore ma c'è comunque molto da vedere; per ottenere informazioni sulla religione indù e togliersi qualche curiosità sulle usanze locali può essere utile ingaggiare una delle tante guide che si propongono. Probabilmente queste cercheranno di portarvi anche a fare acquisti dai loro amici/parenti: io per esempio adesso in salotto ho una "utile" campana tibetana...

Un'altra cittadina bellissima da esplorare è Bhaktapur: passeggiare per le sue viuzze in cerca di altari e pagode nel caos della vita locale è sicuramente un'esperienza nepalese da non perdere.
A pochi passi dalla Durbar Square e visibile da molti angoli della città troverete la bellissima pagoda a cinque tetti del Nyatapola Temple.

Vi suggerisco di trovare il modo per salire sul tetto di un palazzo vicino per ammirare dall'alto la bella struttura e la frenesia dei nepalesi impegnati nelle loro attività quotidiane.
Per dormire abbiamo scelto l'Hotel Layaku Durbar, una struttura molto semplice, forse anche troppo semplice visto che non c'era il riscaldamento e le stanze risultavano piuttosto fredde a gennaio. La sua posizione davvero centrale era però sicuramente apprezzabile. Per cena e colazione abbiamo invece gradito il Daily Grind Coffee Restro, un piccolo locale appena a est di Piazza Durbar che serve piatti internazionali.

Da Bhaktapur si può raggiungere rapidamente il vicino Tempio di Changunarayan posto in cima ad una collina a nord della città; il luogo gode di una bella atmosfera essendo probabilmente l'edificio sacro più antico del Nepal e, una volta superate le immancabili attività commerciali rivolte ai turisti, vi ci si può respirare un'intensa aria di spiritualità.
Oltre a questa tappa ci siamo dedicati nella stessa giornata alla visita di altre tre località, servendoci di un autista locale ingaggiato per strada:

  • Namobuddha: importante luogo di pellegrinaggio buddista, si tratta di un monastero posizionato in cima ad un'alta collina che gode di una vista panoramica sulla valle e sulle vette Himalayane;
  • Panauti: villaggio caratteristico posizionato in fondo alla valle a ridosso di una sacra confluenza di fiumi;
  • Dhulikhel: cittadina nota per ospitare un buon ospedale ma che non offre molto al turista a parte l'ascesa ad un'altra collina panoramica da dove la mattina presto abbiamo visto, attraverso la tipica nebbiolina, la vetta dell'Everest.

In quest'ultima località la scelta per il pernottamento è caduta sul Dhulikhel boutique hotel dove il termine "boutique" assume una connotazione decisamente più ruspante rispetto a quello a cui si è abituati. Lì abbiamo sperimentato altri problemi di riscaldamento con una stufa che non funzionava, però almeno il personale ci ha offerto di cambiare camera dimostrandosi attento alle nostre esigenze di comfort.
Il ristorante annesso, senza pretese e un po' freddo, ci ha sfamati dignitosamente.

L'ultima giornata del viaggio è stata dedicata alla capitale.
Avendo già visitato due delle tre Durbar Square nepalesi ci siamo concentrati su altre due attrazioni, il Tempio induista di Pashupatinath e il Bouddhanath Stupa.
Il primo è il più importante tempio induista del paese, la versione nepalese della famosa Varanasi indiana (vedi racconto India del Nord, l'anno prossimo magari).

Qui si assiste infatti a cerimonie funebri in cui i familiari si occupano personalmente di bagnare le salme dei propri cari con l'acqua putrida (ma sacra!) del fiume Bagmati e cremano i defunti sulle apposite pire predisposte.
Non è uno "spettacolo" per deboli di stomaco e preparatevi a respirare, insieme a numerose scimmie e vacche, i fumi delle cremazioni che si susseguono senza soluzione di continuità. Il vero tempio non è accessibile e ai turisti non è possibile neanche avvicinarsi tanto alle cerimonie funebri, ma la zona intorno ha comunque un suo fascino particolare e merita una passeggiata.

Lo stupa nel quartiere buddista è invece uno dei monumenti più fotografati del Nepal: trovate la sua iconica immagine su tutti i cataloghi dei tour operator. La struttura è indubbiamente bella e particolare è la sua posizione in una piazza chiusa che l'avvolge. Le bandierine di preghiera che si muovono insieme al vento regalano una certa pace allo spirito, ma solo se siete in grado di ascendere mentalmente distaccandovi dalla confusione di turisti che avete intorno.

Entrambe queste attrazioni di Kathmandu si trovano vicino all'Aeroporto Internazionale Tribhuvan e, considerando che eravamo in procinto di salutare il Nepal, abbiamo scelto l'estremamente economico e spartano Hotel Nandini per lasciare i bagagli in una stanza durante il giorno e rilassarci un po' prima del volo che partiva in tarda serata. Non me la sentirei di consigliarlo per un vero pernottamento, però per noi ha svolto la sua funzione a duecento metri dalla pista di decollo.

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Bhaktapur

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In Piazza Durbar si fanno notare il palazzo reale in mattoni, il Vastala Durga Temple in legno e il piccolo Chayasilin Mandap in pietra.

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