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Islanda, un pistone per due

Islanda, un pistone per due

Data del viaggio: Agosto 2016
Pubblicato il 10/01/2018
Località: Europa, Islanda

L’Islanda è una terra caratterizzata da forti immagini di natura aspra ed inospitale. È isolata dal mondo, ma non è disabitata e non è certo inaccessibile.
Si tratta oggi infatti di una meta molto popolare del turismo mondiale e questo sicuramente non ne esalta il fascino primordiale! Se, come me, non potete prendervi 3-4 settimane di ferie in un periodo diverso dal mese di Agosto, dovrete quindi trovare luoghi poco affollati per godere al meglio del fascino di questa fredda e bagnaticcia isola atlantica.

Seguitemi nel racconto e forse potrò aiutarvi a trovarne qualcuno…

Borgarfjörður Eystri

Come intraprendere un viaggio in Islanda?

Ho incontrato davvero molti viaggiatori solitari, tanto di cappello. Io ho viaggiato in parte da solo, in parte con mia moglie Anna e poi anche con gli amici Andrea e Stefano. 

Ci sono diverse soluzioni logistiche: nel mio gruppetto di viaggio ne abbiamo sperimentate tre, ma sicuramente ce ne sono di migliori e di peggiori.
Eccone alcune (elencate secondo la mia preferenza):

  • prenotare il traghetto Norröna e partire da casa con una tenda e la vostra moto da enduro (o la vostra jeep);
  • prenotare il traghetto Norröna, i pernottamenti su Booking e partire con la vostra moto da enduro (o la vostra jeep): è quello che ho fatto io;
  • acquistare i voli aerei e poi montare sulla sella di una moto che vostro marito ha portato in Islanda: è quello che ha fatto Anna;
  • acquistare i voli aerei, noleggiare un’auto e prenotare i pernottamenti con Booking o simili (è la soluzione scelta da Andrea e Stefano);
  • unirsi ad un viaggio organizzato da un tour operator (BUUUUHHH!!!): ad agosto è sicuramente il modo migliore per ritrovarsi nella folla di turisti, in altri periodi potrebbe anche funzionare.

L’opzione tenda+fuoristrada (a due o quattro ruote) è quella che avrei preferito per vivere appieno l’esperienza islandese e ho provato invidia incontrando i molti viaggiatori (soprattutto italiani, francesi e tedeschi) che l’hanno scelta. Questo ha consentito loro di immergersi completamente nell’esplorazione dei deserti islandesi negli altipiani centrali e non ci sono altri modi per farlo. È anche però una soluzione molto impegnativa e sono sceso ad un compromesso con Anna perché capisco che non tutti, specialmente se si viaggia in moto, vogliano negarsi un livello minimo di comfort notturno.

Islanda in moto

Le soluzioni di pernottamento islandesi sono costose, molto costose se si considera che sono di fatto semplici B&B, ma bisogna dire che almeno il comfort non ce lo siamo mai fatto mancare. Il “bagno in comune” (il grande spauracchio!) che la maggior parte delle guest house propone non era mai un unico bagno e comunque sempre tenuto molto bene, spesso “bello” oserei dire!!!
Ci sono anche soluzioni low-cost, da “saccopelisti” diciamo, ma ho la sensazione che bisogna essere giovani e/o squattrinati per apprezzarle.

Nordest: l’arrivo

No, non nel senso di Triveneto!!!
Ok, sì, partivo da Vicenza, ma è nel Nordest dell’Islanda che sono sbarcato dopo la settimana in cui ho attraversato, Austria, Germania, Danimarca, il Mare del Nord e l’Oceano Atlantico.
Dopo un viaggio così vi garantisco che l’ingresso nel fiordo per arrivare al paesetto di Seyðisfjörður è stato da pelle d’oca. Un’indimenticabile cornice di montagne verdi intorno ad un villaggio colorato.

Borgarfjörður Eystri

I primi 27 Km di asfalto islandese sono stati poi i più emozionanti di tutto il viaggio e non solo perché mi sono liberato dalla morsa del traghetto o perché stavo per riabbracciare Anna a Egilsstaðir, ma anche perché la strada che separa le due località è molto panoramica e supera le montagne in un susseguirsi di morbide curve tra cascate e scorci mozzafiato. Non a caso è stata scelta da Ben Stiller come scenario per una delle scene più belle del suo film The Secret Life of Walter Mitty (quella della discesa in longboard).

L’appuntamento con Anna era presso l’anonima ma confortevole Lyngás Guesthouse, dove lei aveva passato la notte dopo aver preso dall’aeroporto internazionale di Keflavik una navetta per l’altro aeroporto di Reykjavík e poi un volo interno della Air Iceland per Egilsstaðir.
La nostra prima tappa era l’isolata baia di Borgarfjörður Eystri dove, nei pressi dell’isolotto Hafnarhólmi, risiede una numerosa colonia di pulcinella di mare.

Pulcinella di mare

Le variopinte montagne a est del villaggio di pescatori offrono ottime opportunità di trekking. Noi abbiamo percorso in moto una parte del sentiero verso Breiðavík (incontrando solo pecore)

Apro una parentesi: credete che passare le vacanze in Islanda voglia dire rinunciare a fare il bagno in mare? Per quanto mi riguarda la risposta è senza ombra di dubbio “sì”, però se continuate a leggere il racconto vi renderete conto che i paesaggi marittimi sono parte integrante dello scenario islandese e che non mancano le occasioni per fare dei bei bagnetti caldi in ambienti molto particolari.

La giornata a Borgarfjörður Eystri per esempio si è conclusa nella Jacuzzi fronte-fiordo della deliziosa Blabjorg Guesthouse. Relax notevole!

Nordest: Dettifoss e Goðafoss

“Foss” è il suffisso che identifica i nomi delle cascate. Impossibile non saperlo dopo essere stati in Islanda, visto che andrete molte volte a vedere l’acqua che precipita dai dislivelli del terreno.
Dettifoss è tra tutte la più potente e quella che mi è piaciuta di più.

Dettifoss

Da Egilsstaðir si raggiunge in un paio d’ore percorrendo la Hringvegur (la principale strada islandese, la numero 1) verso nord ovest attraverso splendidi e gelidi paesaggi di montagne, deserti e campi di lava.
Suggerisco di giungere a vedere la cascata dalla sponda destra del fiume che scorre verso nord, quindi utilizzando la strada 864 e non la 862.
Nel mio caso questo ha significato guidare su una strada sterrata in pessime condizioni, anziché su asfalto, ma anche arrivare a toccare l’acqua in corrispondenza del salto. Sull'altra sponda questo non si può fare e ci si limita a vedere la cascata da lontano.

Un centinaio di chilometri più a est lungo la Hringvegur risuona invece Goðafoss, decisamente più piccola ma sicuramente affascinante. Dal parcheggio seguendo la sponda sinistra del fiume ci si avvicina all’acqua in procinto di saltare giù; dall’altro lato invece si possono apprezzare, dall’alto e dalla spiaggetta, le vedute d’insieme più belle.

Myvatn

Tra Goðafoss e Dettifoss si trova il lago Myvatn e intorno ad esso si possono organizzare diverse attività.
Noi abbiamo scelto di…

  • scalare due crateri di vulcani inattivi (Viti e Hverfjall),
  • respirare zolfo tra pozze ribollenti e fumarole a Hverarönd,
  • visitare la calda grotta Grjótagjá (scusate il gioco di parole),
  • passeggiare tra strane formazioni rocciose a Höfði,
  • osservare il vapore bianchissimo fuoriuscire dalle torri di raffreddamento della centrale geotermica di Krafla.

Hverarönd

Abbiamo fatto bene però a snobbare i Myvatn Nature Baths?
Scopritelo proseguendo nella lettura del racconto…

Husavik

Una cinquantina di chilometri a nord di Myvatn sorge la cittadina di Husavik.
L’isolata e spettacolare Tungulending Guesthouse è stata la nostra base per esplorare la zona.
Il paesetto sarebbe piuttosto anonimo se non fosse che la baia Skjálfandi su cui si affaccia d’estate (ma non solo), accoglie una popolazione di numerose balene. Gli operatori turistici della zona propongono gite su velocissimi gommoni zodiac o a bordo di barconi più lenti, eccitando i turisti con percentuali di avvistamento balene prossime al 100%.
Noi abbiamo scelto Husavik Adventures prenotando anticipatamente e comodamente su internet e devo dire che siamo stati fortunati perché quella mattina era l’unico zodiac che navigava nella baia e quindi abbiamo abbondantemente battuto sul tempo le imbarcazioni lente delle altre compagnie.

Megattera

A bordo del gommone insieme solo ad un turista coreano ci siamo imbattuti in alcuni esemplari di megattera che saltavano fuori dall’acqua e pare che poter ammirare questi salti sia stato possibile solo grazie ad un altro consistente colpo di fortuna. La foto sono risultate davvero impressionanti, soprattutto per la vicinanza dei tonfi di questi mammiferi marittimi da venti tonnellate alla nostra piccola imbarcazione… forse un ulteriore colpo di fortuna è stato il fatto che le giovani megattere nei loro giochi non abbiano sbagliato a prendere le misure!

I fiordi occidentali

Questa è una delle zone più inaccessibili dell’Islanda, perché le strade seguono la forma dei fiordi, diventano più contorte e spesso sono anche sterrate. La conseguenza è che i tempi di percorrenza si allungano ed è difficile far rientrare questa zona nel proprio programma di viaggio.

Fiordi occidentali

Io e Anna l’abbiamo raggiunta in una giornata e mezza da Husavik dormendo nel semplice mini-hotel Dalakot Budardal dall’aspetto di un grande container. Molte abitazioni hanno questo aspetto quindi in un certo senso era tipico…

Lungo la strada abbiamo fatto sosta solo a Hvammstangi per una breve gita in barca a vedere una colonia di foche. Simpatiche, ma si vedono da distante e forse la sosta poteva essere evitata.
Nei Fiordi Occidentali abbiamo scelto l’Hotel Flokalundur, semplice e sito in una posizione strategica per poter visitare quello che ci interessava:

  • la spettacolare cascata Dynjandi, raggiungibile in tre quarti d’ora dall’hotel imboccando verso nord una splendida strada panoramica (sterrata);
  • le imponenti scogliere di Latrabjarg (popolate dai buffi Puffin), l’estremo occidentale dell’Europa a un paio d’ore di “comodo” sterrato da Flokalundur;
  • la rossa spiaggia Rauðisandur, raggiungibile tramite un ripido e scenografico passo dalla strada verso Latrabjarg.

Avendo a disposizione molto più tempo mi sarebbe piaciuto raggiungere la desolata Riserva Naturale Hornstrandir, all’estremo nord della regione, per esplorarla in cerca di volpi artiche.

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Penisola Snæfellsnes

Tanto per confermare la posizione tattica dell’Hotel Flokalundur vi segnalo che dalle sue immediate vicinanze abbiamo preso un traghetto che ci ha portato a Stykkishólmur sulla Penisola Snæfellsnes evitando ore ed ore di strade. Devo dire che la navigazione è stata anche piacevole e la sosta sulla sperduta isola di Flatey mi ha fatto pensare che un pernottamento lì sarebbe stato bello.

Il tempo era tiranno e abbiamo invece scelto di pernottare a Grundarfjörður nel The Old Post Office Guesthouse a due passi dal nostro obiettivo: il monte Kirkjufell.

Kirkjufell

Questo gianduiotto gigante ha confermato le aspettative regalandoci, con la sua particolare silhouette, uno scenario molto bello. La sensazione è che la penisola avesse molto da offrire, ma noi siamo fuggiti via verso sud fermandoci solo sulla spiaggia di Ytri Tunga per vedere, questa volta da vicino, un po’ di foche.

Selfoss e il Circolo d’Oro

Per visitare il sud ovest dell’Islanda Selfoss si è rivelata un’ottima base operativa.
Vicino all’ufficio informazioni turistiche e ad un grande supermercato (una rarità nel nostro viaggio) Anna ha scelto un delizioso appartamento monolocale presso Thoristun Apartments.
Qui abbiamo anche invitato a cena Andrea e Stefano che nel frattempo ci avevano raggiunto da Keflavik con una piccola auto a noleggio. Piccola ma decisamente comoda per raggiungere ad esempio, in una cornice di ghiacciai, la vicina e superaffollata cascata Gulfoss.

Basta cascate!!! Ormai l’abbiamo capito che l’acqua casca sempre dall’alto verso il basso!!!
Continua a leggere il racconto e scopriamo se è veramente sempre così…

In effetti un tipo di “cascata” in cui l’acqua schizza verso l’alto esiste, si chiama geyser!
Un fenomeno raro in natura tanto che esistono solo 7 luoghi nel mondo in cui si può ammirare. Uno dei più celebri è il Parco Nazionale di Yellowstone negli USA e un altro è proprio l’Islanda.
La sua “fortunata” posizione tra le placche euroasiatica e nordamericana la rende molto attiva dal punto di vista geotermico. In tutta l’isola può capitare di aprire il rubinetto, sentire odore di zolfo e scottarsi con l’acqua caldissima... ma in effetti un geyser funzionante ed affidabile credo che si possa vedere solo a Geysir e si chiama Strokkur. È meno imponente dell’Old Faithful di Yellowstone, ma in compenso vi farà aspettare molto di meno e ci si può avvicinare molto di più (sgomitando ovviamente tra i turisti).

Dopo Gulfoss e Geysir il tour denominato circolo d’oro si conclude con una delle poche visite culturali islandesi, quella a Thingvellir, una vallata verdeggiante sede dell’antico parlamento Althing, forse il più antico di tutti.
La gita sarebbe un po’ anonima se non fosse che il luogo si trova sulla già citata frattura tra le placche continentali ed è bello passeggiare tra queste grandi crepe. Il luogo soffre di affollamento, e in alcuni punti è consigliabile uscire dai sentieri canonici e trovare qualche spaccatura più tranquilla.
Per gli amanti della subacquea è anche possibile organizzare immersioni in acque caratterizzate da eccezionale visibilità.

Thingvellir

Volendo si può anche programmare una gita tecnologica alla centrale geotermica di Hveragerði per farsi un’idea di come l’Islanda sfrutti l’energia della Terra per risparmiare sulle bollette.

Selfoss è anche un buon punto di partenza per una gita alla Laguna Blu, famoso stabilimento termale.
È talmente noto e popolare che lo abbiamo trovato tutto pieno, anche tentando di prenotarlo tre giorni prima. Non siamo quindi riusciti ad andarci, che fessi… si è quindi intensificato anche il rimpianto per non essere stati ai Myvatn Nature Baths, che probabilmente erano altrettanto belli e anche meno costosi. Chiaramente i suggerimenti per evitare queste delusioni sono “prenotare per tempo” e “non rimandare a domani quello che puoi fare oggi”.

Il già citato ufficio informazioni ci ha certamente dato una delusione non vendendoci i biglietti per Laguna Blu, ma si è fatto perdonare offrendoci lo spunto per organizzare un’altra bella gita da Selfoss, che definirei imperdibile.

Landmannalaugar

Si tratta di una verde vallata (con rifugio ed annesso campeggio) circondata da montagne variopinte e campi di lava.
Non ci si può certo arrivare con un’utilitaria visto che è collegata al resto del mondo solo attraverso delle sconnesse piste nel deserto.
Si può provare con una moto da enduro o con un fuoristrada 4x4, ma dovete essere disposti a guadare fiumi e vi sconsiglio di provarci senza un minimo di esperienza.

Scontato che per me che sono amante dell’enduro sia stata la giornata più bella del viaggio ed era già previsto dal programma che ci andassi da solo sulla mia moto. Quello che non era previsto è che il resto del gruppo ci potesse arrivare con un autobus della compagnia Trex da Hella ed è quello che hanno fatto comprando il biglietto a Selfoss.
Questa corriera opportunamente attrezzata per guadare è passata vicino al vulcano Hekla e ha imboccato la pista F225 Landmannaleið arrivando a Landmannalaugar attraverso una serie di paesaggi mozzafiato e guadando quattro fiumi (questo numero può essere variabile a seconda del meteo).

Landmannalaugar

Io sono arrivato dalla strada 26/F26 e dalla pista F208 e posso dire che questa opzione è più semplice perché il tratto sterrato è molto più breve (solo 27km) e nel mio caso anche senza guadi.
È indispensabile però non scoraggiarsi ed andare avanti anche quando ci si trova da soli in un’enorme ed inquietante distesa di cenere.

Landmannalaugar è il punto d’inizio (o di fine) di un trekking considerato tra i più belli del mondo, il Laugavegur (o Laugavegurinn). Cinquantacinque chilometri di sudore con tenda in spalla sono però troppi per me e quindi ci siamo accontentati di una passeggiata di 5/6 ore nelle vicinanze del rifugio e non è certo mancato il godimento per gli occhi (neanche il sudore se è per questo).

Portate con voi costume e asciugamano perché non capita tutti i giorni di poter usufruire di uno “stabilimento termale” naturale, ossia immergersi nel punto in cui un ruscello di acqua resa ustionante dal magma terrestre incontra un ruscello di acqua gelida creando le condizioni per un gratificante bagnetto caldo. Questo accade proprio vicino al parcheggio del rifugio e non è proprio il caso di lasciarsi sfuggire questa opportunità.

Il sud

Il giro dell’Isola è continuato puntando verso est, verso il Vatnajökull, il più grande ghiacciaio del mondo (se si escludono le calotte polari). Le tappe intemedie sono tutte all’insegna di acqua e roccia:

  • la cascata Seljalandsfoss, alta e snella ha la particolarità che ci si può girare intorno (con l’impermeabile!),
  • la cascata Skógafoss, molto imponente, ma non abbiate il timore di avvicinarvi (con l’impermeabile!),
  • le scogliere di Dyrhólaey e la vicina spiaggia Reynisfjara, per osservare la potenza dell’oceano che si scaglia sulle rocce vulcaniche e magari anche qualche pulcinella di mare,
  • il verdeggiante Fjaðrárgljúfur Canyon, una buona sosta per sgranchirsi le gambe.

Dyrhólaey

Una volta giunti alle pendici del ghiacciaio dovrete scegliere quali attività intraprendere.
La visita del parco Skaftafell è sicuramente una di queste, ma può risultare davvero interessante anche raggiungere la sommità del ghiacciaio e partecipare ad una gita in motoslitta: per farlo una soluzione avventurosa è quella di imboccare dalla Hringvegur la ripida pista sterrata F985 che permette di avvicinarsi molto al Vatnajökull raggiungendo la sede operativa di Glacier Jeeps.

A malincuore non ci siamo dedicati a nessuna di queste due attività, perché in Islanda si deve fare i conti con la natura.

Come la natura può ostacolare un viaggio in Islanda?
Continuate a leggere e provo a darvene un’idea…

Il meteo in Islanda

Non ho volutamente accennato alle condizioni meteorologiche durante il racconto, perché non è un aspetto che possiamo prevedere preparando un viaggio e quindi non si riesce ad organizzarlo in funzione di esse. L’unica possibile soluzione preventiva sarebbe quella di trascorrere più tempo nei vari posti aumentando le probabilità di bel tempo, ma è difficile e costoso prolungare il viaggio.
Ci si deve quindi limitare ad incrociare le dita e accettare che la pioggia possa peggiorare o cancellare le visite pianificate.
Ecco in Islanda la pioggia può veramente annientare il paesaggio e ridurlo ad un piatto grigiume nebbioso, tanto da indurvi a rinunciare alle attività programmate. Si tratta di una piogga molto fine, quasi una nebbia, ma le goccioline sono tante, veramente tante, perché ti bagni fino all’osso.

Ad alcune attività però credo non rinuncerete comunque neanche in caso di maltempo e una di queste è sicuramente l’ultima meta e forse la più affascinante del nostro viaggio…

Jökulsárlón

Si tratta di una laguna glaciale che sbocca in mare attraverso il più corto fiume d’Islanda (un centinaio di metri forse). È talmente corto che l’acqua salata del mare lo risale e si mischia con quella dolce che arriva dal Vatnajökull. Ciò impedisce alla laguna di ghiacciare e quindi essa rimane navigabile.
Le imbarcazioni turistiche non sono però i principali oggetti flottanti nella laguna che è invece invasa dagli Iceberg: grandi, variopinti, dalle forme più variegate, abbandonano il ghiacciaio in cui sono stati intrappolati per secoli e compiono il loro ultimo viaggio di qualche chilometro sulla laguna verso il mare prima di sciogliersi. Sono tanti e prima di imboccare lo stretto fiume rimangono intrappolati in un grande e scenografico “ingorgo”.
È qui che naviga anche la maggior parte degli operatori turistici, ma spendendo di più è possibile affidarsi a quelli che viaggiano su gommoni veloci e raggiungono il ghiacciaio. Il frastuono anche di un solo blocco di ghiaccio che cadrà in acqua varrà da solo il prezzo del biglietto!!!

Jökulsárlón

L’atmosfera del posto è davvero affascinante. Prima di abbandonarlo vi consiglio una passeggiata sulla vicina spiaggia per scattare qualche foto ricordo con gli immancabili blocchi di ghiaccio.

Nelle vicinanze c’è una seconda laguna che merita una visita, la Fjallsárlón, ma il piatto forte rimane la prima.

In zona abbiamo pernottato nell’albergo di una catena islandese, il Fosshotel Glacier Lagoon. Costoso ma confortevole.

La Norröna e le isole Faroe

Non ho raccontato il viaggio che mi ha portato dall’Italia alla punta nord della Danimarca (e ritorno) ritenendolo poco significativo. Ma la parte di traghetto invece merita menzione.

Per risparmiare ho viaggiato nelle cuccette e devo dire che si è sentita la mancanza di un certo comfort. Si tratta di una sorta di terza classe poco distante dalla sala macchine e costituita da micro-stanze con sei stretti letti senza lenzuoli (si potevano richiedere pagando un piccolo supplemento).
Io ne dividevo una con una famiglia tedesca che si faceva da mangiare con un fornelletto a gas.
Questo tipo di sistemazione non ha però tolto il sorriso al Leonardo Di Caprio nel Titanic e quindi mi son fatto forza anch’io e ho divorato un po’ di serie televisive sul tablet.
La principale attività sulla nave era però conoscere gli altri viaggiatori, raccontarsi il programma di viaggio (andando) e il viaggio stesso (tornando).

Un’altra opportunità di risparmio è offerta dalla compagnia Smyril Line.
Si tratta di uno sconto sul prezzo nel caso si decida di spezzare il viaggio di ritorno fermandosi per tre giorni alle Isole Faroe. Ho fatto anche questo e devo dire che, complice un insperato bel tempo nel paese più piovoso del mondo, non me ne sono pentito. Queste sperdute isole hanno un paesaggio meraviglioso e splendide strade da mettere sotto le ruote.

Isole FaroeSiamo giunti alla fine di questo lungo diario di viaggio e di sicuro avere una tastiera con layout italiano non ha aiutato nel citare luoghi con nomi spesso impronunciabili. Di spunti per pianificare il vostro prossimo viaggio in Islanda penso di avervene forniti abbastanza, ma se avete domande specifiche non esitate a lasciare un commento qui sotto.

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