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Da Hong Kong a Pechino passando per la Cina

Da Hong Kong a Pechino passando per la Cina

Data del viaggio: Agosto 2014
Pubblicato il 26/09/2018
Località: Asia, Cina

La Cina da secoli rappresenta un punto di riferimento per il commercio mondiale e credo che sia così ancora oggi: è più facile conoscere italiani che ci vanno abitualmente per lavoro piuttosto che compaesani che vi ci siano recati solamente a scopo turistico.

Ma tra quelli che ci sono andati in vacanza, quanti hanno partecipato a viaggi organizzati?
Credo la maggior parte …e posso capirlo: organizzare tutto non è facilissimo, ma non è nemmeno poi così arduo. Per ogni destinazione si trovano hotel utilizzando Booking o simili; voli interni e treni si possono prenotare su internet.
I prezzi tra l’altro sono ragionevoli e ciò non guasta.
Per decidere un itinerario le guide da consultare non mancano e anche sul web si trovano molti suggerimenti.
Sfruttando i mezzi pubblici non sarà sempre possibile collegare le varie destinazioni dell’itinerario ma, credetemi, quando si è là una soluzione si trova rapidamente rivolgendosi ai banchi escursioni degli alberghi, ad agenzie specializzate o ai tassisti incontrati per strada.

Non amo partire senza aver pianificato ogni spostamento, ma i viaggi fai-da-te mi hanno insegnato che in Asia (e in generale nei paesi in cui il costo della vita è basso) trovare qualcuno che ti accompagni è facile, anche per lunghi tragitti.
Lo troverete anche economico se vi dedicherete ad un po’ di contrattazione. Il primo prezzo di solito è già ragionevole, ma si può sempre abbassarlo e vi consiglio di farlo se non altro perché contrattare sui prezzi è un’autentica esperienza cinese da vivere con serenità e magari un pizzico di determinazione. Questo discorso non vale solo per gli “autisti” (definiamoli così) ma anche per eventuali acquisti di abbigliamento e souvenir vari. Vi renderete poi conto di come il nostro potere d'acquisto europeo ci consenta di cadere sempre in piedi. Comunque non potete proprio perdere l’opportunità di commerciare con il popolo di commercianti per antonomasia anche perché potrete vivere situazioni divertenti da raccontare al vostro ritorno.

In generale credo che viaggiando in Cina, più che in tanti altri posti, si possa fare veramente una collezione di episodi strani ed esilaranti.
Continuate la lettura del racconto e non potrete fare a meno di pensare anche voi “cose dell’altro mondo”…

Ko Tao e Hong Kong

Un attimo, cosa c’entra Ko Tao? In effetti niente, ma mi ero fatto l’idea (forse sbagliata) che in Cina non ci fossero mete balneari degne di nota e quindi prima di arrivarci io ed Anna ci siamo concessi una sostarella di otto giorni in Thailandia.

L’arcipelago di Mu Ko Samui è già stato descritto da Igor nel reportage Ko Tao, Ko Phangan o Ko Samui? e noi non abbiamo molto da aggiungere sull'argomento visto che ci siamo pure ammalati durante il soggiorno. Mi limito solo a darvi l’idea di abbinarlo ad un viaggio in Cina, considerando anche che esistono voli diretti da Ko Samui ad Honk Kong.

Vista del quartiere Central dalla Avenue of Stars

Vista del quartiere Central dalla Avenue of Stars

All'arrivo nell'ex-colonia britannica ci aspettava il comodo Airport Express, un veloce treno che collega l’aeroporto al cuore finanziario della città, posto sulla costa nord dell’isola di Hong Kong. Il servizio è talmente integrato con le attività aeroportuali che nella stazione di Central è possibile anche effettuare il check-in con il vantaggio di poter mollare lì le valigie il giorno della partenza.

Probabilmente pernottare qui piuttosto che sulla penisola di Kowloon non è comunque l'idea migliore, visti i prezzi mediamente alti degli alberghi in questo quartiere.
La nostra scelta è caduta sul Mini Hotel Central, una struttura inquietante con stanze che per arredamento e dimensioni risultano più simili a loculi che a camere. Per contro ha prezzi accettabili e vanta una posizione molto tattica (a cinque minuti a piedi dal capolinea dell’Airport Express).
Qui ha avuto luogo il rendezvous con l’amico Pesa, giunto dall'Italia su due voli piuttosto economici della Lufthansa.

Ho dedicato all’esplorazione della città solo un dì e mezzo; un paio di giornate in più sarebbero comunque state facili da riempire.
Complici le temperature piuttosto alte e i dislivelli da affrontare, la visita è stata impegnativa oltre che soddisfacente.
Se non avete a disposizione un amico o conoscente che viene spesso ad Hong Kong per lavoro a cui chiedere consigli su cosa vedere, potete prendere spunto dalle attività che ho scelto io:

  • esplorare a piedi il quartiere Central, all'ombra dei grattacieli che lo caratterizzano (uno tra tutti quello della Bank of China);
  • raggiungere il Victoria Harbour, imbarcarsi sullo Star Ferry (un’icona old-style dei trasporti cittadini) e godersi la scenografica traversata verso Kowloon;
  • perdersi tra i centri commerciali più o meno moderni di Kowloon fermandosi per un pasto (molto ampia e varia è la scelta di ristoranti),
  • fare una passeggiata serale sulla Avenue of Stars, l’affollata promenade di Kowloon con vista sui luminosi e luccicanti edifici dell’isola di Hong Kong;
  • buttare l’occhio sulla Government House, dal 1855 residenza del governatore inglese e oggi del Chief Executive (stile rinascimentale/coloniale), rilassarsi nel vicino Giardino Botanico;
  • salire fino al Victoria Peak (con la funicolare denominata The Peak Tram, in autobus oppure, sudando sette camicie, a piedi) e ammirare la città dall'alto.

Quest’ultima è l’attività che ho preferito: davvero affascinante la vista d’insieme della baia. Impressionante la quantità di edifici in questa che è una delle zone più densamente popolate del mondo. Per la cronaca io son salito in funicolare e sceso in autobus: le sette camicie le avevo già sudate solo per arrivare alla stazione di partenza a valle…

Panorama sulla metropoli dal Victoria Peak

Panorama sulla metropoli dal Victoria Peak

Lì, sul fiume Li

Con un volo della Hong Kong Airlines nel tardo pomeriggio siamo giunti a Guilin, cittadina (670.000 abitanti sono pochi per gli standard cinesi) situata nel Nord Est del Regione Autonoma di Guangxi Zhuang sulla riva ovest del fiume Li Jiang, “Li” per gli amici.
All'aeroporto ci attendeva il taxi che avevo richiesto all'albergo prescelto, il Vienna Hotel Guilin Airport Road.
Apro una parentesi: la signora che lo guidava (non una parola di inglese pronunciata) ha stranamente coperto il tassametro con un tappetino. Sospettavamo che sarebbe arrivato un conto molto salato per quei trenta minuti circa di tragitto, ma eravamo davvero troppo prevenuti e ci siamo sentiti un po’ in colpa rendendoci conto che quel passaggio era stato offerto dall'hotel.
La Cina è strana: quando pensi di aver capito come funzionano le cose ti succede il contrario di quello che ti aspetti.
Chissà se questo servizio era riservato a tutti i clienti oppure se, senza alcun motivo, ce l’hanno dato solo perché lo avevamo chiesto gentilmente… Il servizio che più ci interessava comunque era (chiusa parentesi) il desk dei tour organizzati e non ci ha deluso organizzandoci per la mattina seguente una crociera in barca sul fiume Li.

Guilin invece aveva poco da offrire dal punto di vista turistico e ci siamo limitati a fare una passeggiata serale con cena nella sua affollata zona pedonale.

Di turisti occidentali ormai non se ne vedevano quasi più in giro. Non fraintendetemi: era pieno di turisti, solo che avevano gli occhi a mandorla. I cinesi sono tanti, tanti, tanti. Al giorno d’oggi viaggiano nel mondo, ma continuano a visitare anche il loro enorme paese. Questo aspetto ci è diventato evidente quando dal pulmino che ci ha raccolti in albergo ci hanno spostati su una corriera ed è cominciata una lunga procedura di prelievo di persone da vari hotel della città.
Turisti movimentati come bovini da un recinto all'altro!

Navigazione sul fiume Li

Navigazione sul fiume Li

Dalla corriera ci hanno spostati su una barca e questa ha cominciato una navigazione di quattro ore sul fiume rispettando scrupolosamente la posizione in un lunghissimo serpentone di grandi imbarcazioni attraversando periodicamente sciami di piccole barchette cariche a loro volta di turisti.
Una volta finito di ridere per questa situazione surreale, abbiamo cominciato a concentrarci sul panorama.
Gli altri passeggeri cinesi invece erano più interessati al pranzo servito sotto coperta, al riparo dalla pioggia e quindi sul ponte dell’imbarcazione si poteva godere tranquillamente del paesaggio: splendido, suggestivo.
Il corso d’acqua è affiancato da centinaia di verdi colline carsiche che danno luogo a scorci molto spettacolari. E’ una versione più grande di paesaggi come la valle di Viñales a Cuba o Tam Coc in Vietnam.

Tendendo l’occhio si potevano anche osservare qua e là dei locali che, in equilibrio su strette barchette o zattere di bambù, pescavano utilizzando i cormorani. La sensazione è che questa arte sopravviva soprattutto in favore dei turisti ma ho trovato comunque interessante vedere messa in pratica questa antica tecnica di pesca.

La crociera terminava nel paesetto di Yangshuo il cui centro si sviluppa con architettura tradizionale intorno al viale pedonale-turistico Xijie.
Il posto è molto affollato, ma è incredibilmente facile trovare la tranquillità esplorando le verdeggianti vallate carsiche nei dintorni.
Abbiamo alloggiato per due notti presso il C. Source West Street Residence, decisamente consigliabile sia per il comfort che per la posizione centrale.

Viale pedonale-turistico Xijie

Viale pedonale-turistico Xijie

La cittadina è dotata di tutti i servizi tra cui una schiera di graziosi ristoranti, mini-market (che vendono degli strani pacchetti con zampe di gallina), bancomat (da cui abbiamo prelevato un po’ di Yuan) e agenzie turistiche.
In una di queste ultime abbiamo…

  • acquistato un breve tour privato in auto e zattera lungo il fiume Yulong (affluente del Li),
  • noleggiato delle biciclette per esplorare autonomamente i dintorni,
  • organizzato un trasporto in bus verso la destinazione successiva,
  • comprato i biglietti per lo spettacolo serale Impression Sanjie Liu.

Pensavo fosse una trappola per turisti, ma quest’ultimo è stato veramente una sorpresa in positivo: si tratta di una rappresentazione che usa come palcoscenico l’acqua del fiume Li; ideata da Zhang Yimou, il più famoso regista cinese, anima con musica la notte del villaggio e richiama a svolgere ruolo di comparse centinaia di abitanti delle vallate circostanti.

Una scena dello spettacolo Impression Sanjie Liu

Una scena dello spettacolo Impression Sanjie Liu

I variopinti giochi di luce che si stagliano sulla scenografia naturale delle appuntite colline incantano gli spettatori del piccolo teatro all'aperto e contribuiscono a lasciare in loro uno splendido ricordo di questo angolo sperduto del mondo.

Risaie, Bancomat e villaggi tradizionali

Montati su un autobus zeppo di turisti cinesi abbiamo salutato i pochi musi bianchi di Yangshuo e siamo giunti dopo qualche ora alla nostra meta successiva, le Risaie di Longji.
Nell’affollato ticket office, con i miei 185cm, svettavo abbondantemente sopra le teste di tutti e con la bandierina del gruppo che mi avevano temporaneamente affidato ho toccato anche il soffitto provocando una grassa risata generale. La gag gestuale era ormai l’unico modo di interagire in modo simpatico con la gente, perché la lingua inglese era utile quanto il quechua o l’ungherese.
Una serie di autobus gialli di medie dimensioni caricava i turisti e li portava su per una ripida strada fino ad un altro parcheggio da dove si poteva cominciare a camminare su sentieri lungo le pendici di una montagna seghettata dai terrazzamenti delle risaie.

Scorcio sulle risaie di Longji nei pressi del villaggio Ping’anScorcio sulle risaie di Longji nei pressi del villaggio Ping’an

Forti piogge si alternavano a qualche breve schiarita e il cielo nuvoloso non aiutava certo i campi di riso a dare il meglio dal punto di vista dei colori. Abbiamo comunque raggiunto il villaggio Ping’an con case in legno e pietra e goduto di qualche splendido scorcio su queste coltivazioni che nel loro nome evocano la forma della “spina dorsale del drago”.

Nelle mie esperienze di viaggio ho avuto più volte l’occasione di osservare incantevoli paesaggi rurali asiatici di questo tipo. Fino ad allora quello di Sapa in Vietnam era quello che mi aveva affascinato maggiormente ma forse questo nel Guangxi è ancora più bello.
Quel pomeriggio avevamo poco tempo da dedicare alla zona e davvero essa meritava una migliore esplorazione.
Col senno di poi la scelta giusta, anche se meno confortevole, sarebbe stata quella di pernottare nelle spartane strutture ricettive dei villaggi montani, ma il nostro programma prevedeva di tornare a valle con il bus, raggiungere la vicina città di Longsheng e alloggiare due notti presso il City Comfort Inn Long Sheng (non ho trovato il link, presumo sia stato raso al suolo).
L’indomani comunque ci aspettava un’intera giornata soleggiata per tornare ad esplorare la zona con il grosso vantaggio che sapevamo meglio come muoverci: le premesse erano ottime.

La mattina ci siamo messi in movimento con calma e, visto che l’hotel era adiacente al piazzale della stazione delle corriere di Longsheng, abbiamo pensato di prendere un bus per arrivare alla biglietteria delle risaie.

Vista sulla cittadina di Longsheng

Vista sulla cittadina di Longsheng

Ti pareva che, sul più bello che pensi di poterti muovere con disinvoltura in Cina, tutto comincia ad andare rotoli: scopriamo che dai bancomat non riusciamo più a prelevare Yuan!
Siamo andati un po’ in cerca ma le nostre carte venivano respinte da ogni banca. Dopo aver contato i soldi che ci rimanevano e considerando che avevamo appena cominciato ad addentrarci nelle zone remote della Cina, la situazione non appariva rosea… il bus di linea poi ha impiegato un tempo esagerato per arrivare a destinazione: continuava a fermarsi ovunque a far montare persone che lo facevano aspettare in strada anche 5/10 minuti.
Una volta arrivati a valle delle risaie ci hanno detto (diciamo “abbiamo intuito”) che la strada era chiusa per una frana causata dalle piogge e che non era possibile salire con i mezzi usati il giorno prima.
Pare che fosse possibile arrivare alle risaie seguendo un altro percorso ma era già un po’ tardi e il “piano B” assai fumoso. Siamo quindi tornati mestamente all'insipida Longsheng dove ci aspettava un pomeriggio inutile condito da ansia e preoccupazione.

Continua a leggere il racconto se vuoi renderti conto di quanto facilmente potrebbe fallire un viaggio in Cina.

Ecco, quando l’organizzazione sembra inesorabilmente naufragare, la Cina ti cambia le carte in tavola e tutto comincia a filare liscio come l’olio: Xion, l’autista che ci ha riportati in hotel era giovane, guidava con prudenza, aveva un minivan dignitoso e soprattutto parlava un po’ di inglese (merce rarissima!). Abbiamo quindi visto bene di accaparrarci i suoi servigi anche per il giorno successivo. Lui ovviamente, avendo trovato la gallina dalle uova d’oro era solo che contento.

Il programma prevedeva di raggiungere il villaggio Dong di Chengyang ad un paio d’ore di auto da Longsheng nella contea di Sanjiang.
Attraversando l’omonima città, Xion si è fermato ad una banca e l’apprensione sulla penuria di Yuan si è dissolta nel nulla: il bancomat ha prontamente elargito denaro e l’avventura in Cina poteva continuare!

Siamo quindi giunti al Dong Village Hotel, una struttura in legno con camere dotate di terrazzi affacciati sul fiume con vista su un bellissimo Ponte del Vento e della Pioggia.
Se non vi concentrate troppo sulla cacca di gatto davanti alla porta della camera allora potreste quasi trovarlo confortevole oltre che indubbiamente affascinante.
Il gerente parlava bene inglese ed è stato gentile e prodigo di consigli.

Il Dong Village Hotel sullo sfondo di un ponte del vento e della pioggia presso Chengyang

Il Dong Village Hotel sullo sfondo di un ponte del vento e della pioggia presso Chengyang

Alla reception, prima di salutare Xion, timidamente ci abbiamo provato… “domani ci accompagni fino a Fenghuang”?
La nostra successiva destinazione era a 4/5 ore di auto da lì ed eravamo già a due ore da casa sua.
Lo abbiamo chiesto, ma non ci speravamo.
A sorpresa invece, un paio di telefonate, una breve contrattazione e avevamo il nostro autista, dovevamo solo accettare che sua moglie e il figlio di sei anni venissero con noi.
Pensate che Xion con due telefonate aveva organizzato e offerto una gita per tutta la famiglia a Fenghuang (scopriremo che oltre ai due passeggeri aggiuntivi del minivan c’era anche un’altra auto carica di parenti).
Noi partecipavamo nella veste di finanziatori.

A Chengyang durante la mezza giornata abbondante che rimaneva ci siamo dedicati alla scalata di una piccola montagna (su un sentiero segnato) per arrivare a dominare la vallata dall'alto.
Poi abbiamo passeggiato amabilmente tra le coltivazioni di thè, grano, riso e infine esplorato le affascinanti viuzze del villaggio Dong.
Ponti monumentali, mulini in bambù, case di legno e pietra: non a caso questa remota regione è considerata la patria dell’architettura tradizionale cinese.
Il suo fascino era amplificato dall'assenza di turisti e dalla spontanea accoglienza delle persone incontrate. Una ragazza prima ci ha stupiti attaccando bottone in inglese (era una studentessa di lingue) e più tardi raggiungendoci nella nostra camminata con in dono un sacchetto di frittelle fatte in casa.

Coltivazioni e architettura tradizionale presso Chengyang

Coltivazioni e architettura tradizionale presso Chengyang

Non dimenticatevi però che la Cina è tutto e il contrario di tutto: dopo ore trascorse incontrando solo contadini, artigiani e giovani del luogo ci siamo distratti un attimo. Voltato l’angolo siamo cascati in una trappola per turisti: in una graziosa piazzetta dominata da una torre del tamburo abbiamo assistito attoniti insieme ad una dozzina di turisti cinesi a uno spettacolino di musica dal vivo e balli in costumi tradizionali. In realtà a questa manifestazione mancava un connotato tipico della trappola per turisti: non si pagava e quindi ci è rimasto il ricordo di una parentesi insolitamente innocente ed autentica.
Mi piace credere che le voci della presenza occidentale siano corse veloci nel villaggio e che la cosa sia stata organizzata in quattro e quattr’otto come forma di accoglienza.

Fenghuang

Abbiamo lasciato la provincia del Guangxi di prima mattina e ci siamo addentrati nello Hunan.
Dopo un’ora e mezza di strade sterrate, un’ammissione di smarrimento da parte di Xion e una sosta-vomito per il bambino, Fenghuang, la nostra successiva e lontana tappa, ha assunto i connotati di un miraggio.
Le previsioni per quella giornata non erano buone: ci aspettava un viaggio eterno ed infernale?

Continua nella lettura del racconto per capire come si viaggia in auto nelle regioni centrali della Cina.

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Come ormai vi sarà chiaro, in Cina a fare previsioni si sbaglia sempre e una strada sterrata piena di buche può trasformarsi con disinvoltura in un’autostrada deserta e in perfette condizioni (perché appena costruita). Il viaggio è stato quindi caratterizzato da un discreto comfort e il minivan (non certo l’ultimo modello della Yutong) si è comportato bene.

Ponte Hong e palafitte sul fiume Tuo Jiang

Ponte Hong e palafitte sul fiume Tuo Jiang

Avevamo a disposizione un pomeriggio e una mattina per la visita di Fenghuang, mentre il pernottamento era stato aggiudicato al Fenghuang Scenery Hotel.
Ha poco senso descrivere un hotel che ad oggi sembrerebbe scomparso dal panorama alberghiero, ma le scene della reception vanno raccontate: un team di ragazzetti/ragazzette che non parlavano una sillaba di inglese provavano a comunicare con noi tramite un set di risatine ed espressioni concentrate, utilizzando una piccola dispensa stampata con le domande più frequenti in doppia lingua inglese-cinese. Surreale.

Salutato Xion (più tardi lo avremmo rivisto nella tavolata di un ristorante insieme a tutti i parenti) ci siamo dedicati all'esplorazione del centro di quella che viene considerata tra le due più belle città antiche della Cina. Questa fama porta con sé orde di turisti cinesi (zero occidentali incontrati) ma è davvero meritata.
Al contrario della maggior parte dei cinesi, gli abitanti di Fenghuang (etnia Miao) sono riusciti a conservare bene nei secoli il centro storico della loro città.
La vita e l’attività turistica scorrono intorno al fiume Tuo Jiang e molti edifici a palafitta in legno vi si sporgono proprio sopra.
La scena è dominata dalla sagoma del grande ponte Hong, mentre sulle verdi acque si affacciano altri edifici come il Tempio Ancestrale della famiglia Tian e varie fortificazioni risalenti alle dinastie Ming e Qing.
Entra spesso nelle inquadrature delle foto anche la pagoda posta sulla cima di una vicina montagna. La prepotente illuminazione notturna dei monumenti e in generale del centro storico regala scorci suggestivi anche durante le passeggiate serali.

Il ponte Hong protagonista della scena notturna; visibile anche la pagoda illuminata sulla montagna nello sfondo

Il ponte Hong protagonista della scena notturna; visibile anche la pagoda illuminata sulla montagna nello sfondo

Perdersi tra questi antichi ed affollati vicoli pietrosi è davvero un’attività da aggiungere al proprio programma di viaggio.
Ci si può dedicare serenamente allo shopping e ad osservare gli artigiani, aiutati dal fatto che le schiere di imbonitori ignorano i turisti occidentali (noi) come fossero fantasmi.
Lo stesso trattamento invece non viene riservato ai cinesi che vengono costantemente avvicinati con proposte di varie attività come navigare sul fiume o farsi fotografare in abiti assurdi.
Li posso capire: con la quantità di potenziali clienti che parlano la tua lingua perché approcciare i pochi stranieri con cui non sapresti come comunicare?

Prendere il treno in Cina

Preso un taxi fino alla piccola stazione della cittadina di Mayang, era arrivato il momento di utilizzare per la prima volta le ferrovie cinesi: avevamo infatti prenotato delle cuccette sul treno per Zhangjiajie. Era giorno, ma si potevano prenotare comunque le cuccette e così ho fatto pensando che fosse comodo (...e lo è stato).
Prima di poter montare sul treno però bisognava trasformare il foglio che avevo stampato a casa nel biglietto da esibire per accedere al binario prima e alle carrozze poi.

Eh lo so, sembra facile ma, credetemi, non lo è stato affatto.

Non ci aspettavamo certo che l’operatore allo sportello conoscesse l’inglese, non era quello il problema: il problema era raggiungerlo. In mezzo c’era una ventina di angosciati cinesi in fila, ma non si capiva cosa stessero facendo lì, visto che gli operatori non distribuivano tagliandi e loro si sbracciavano sventagliando soldi e foglietti di carta. Alcuni addirittura si allungavano in modo acrobatico da fuori la fila lanciando Yuan nella fessura verso gli operatori, la cui postazione era opportunamente protetta dal classico vetro, quello delle poste per intenderci.
Le persone non ricevevano biglietti eppure continuavano a stazionare in fila in un clima di agitazione, parlando ed inveendo nei confronti dei poveri impiegati.
A noi che eravamo arrivati decisamente per tempo è bastato attendere che le persone si disperdessero per ottenere i nostri biglietti. Inutile dire che la scena rimarrà uno dei misteri del viaggio.

Curiosi sono stati anche gli incontri con altre persone che aspettavano in stazione.
La gente ci attaccava bottone come se fossimo VIP, ci parlava in cinese come se noi capissimo: facevano anche discorsi lunghi e accettavano serenamente che noi partecipassimo alla discussione solo con sorrisi e cenni del capo.
Per fare un esempio, un signore è venuto a mostrarci il suo biglietto e ha cominciato a raccontarci qualcosa, Dio sa cosa.

Le carrozze con scomparti da sei cuccette erano inspiegabilmente deserte e il viaggio di circa tre ore è stato confortevole.
Abbiamo preso altri treni durante questo viaggio in Cina, anche molto moderni e veloci; nelle grandi stazioni delle città più popolate però le cose funzionavano in modo più “occidentale”, diciamo così, e le scene della stazione di Mayang non si sono più ripetute.

L'area panoramica di Wulingyuan

Avevamo in programma un’ultima tappa fuori dalle rotte del turismo straniero: Wulingyuan, una zona di interesse paesaggistico tutelata dall'UNESCO.

Quest’angolo dello Hunan è famoso per le migliaia di formazioni carsiche a forma di pilastro alte anche fino a 200 metri che creano un paesaggio molto affascinante.
La nebbia contribuisce a rendere suggestivo questo particolare ambiente naturale ma può anche azzerarne quasi completamente il fascino quando è troppo fitta.
Per godere delle meraviglie di questo parco serve un po’ di fortuna, quella che noi non abbiamo avuto.
Le quattro ore di coda per salire sulla cabinovia sono state piuttosto pesantine e il paesaggio in alto era completamente appiattito dal grigiore della nebbia.
L’ultima cosa che pensavamo ci fosse sulla montagna era un McDonald’s e quindi quello abbiamo trovato. Ci siamo nutriti lì e poi siamo scesi giù per il sentiero (più che altro un’interminabile scalinata) alla ricerca di qualche bello scorcio sui pilastri. Purtroppo la dea bendata non ci ha proprio assistiti, ma ho avuto la sensazione che la zona avesse molto da offrire in condizioni migliori.

Con il senno di poi avrei dedicato più giorni a questa tappa.

A passeggio tra i picchi nebulosi di Wulingyuan

A passeggio tra i picchi nebulosi di Wulingyuan

A Zhangjiajie abbiamo alloggiato presso il Wantai International Hotel che nel frattempo deve aver litigato con Agoda perché non si trova più su questo sito o su altri. Non è stato comunque un pernottamento memorabile quindi non ho motivo di consigliarvelo rispetto ad altri alberghi.

Xi'an e Luoyang

Le destinazioni da adesso in poi le trovate descritte anche nel diario di viaggio 4 Maghi in Cina scritto da Igor, diciamo che io essendoci andato 5 anni dopo posso offrirvi una visuale 2.0.

Con un volo in tarda sera della China Eastern Airlines abbiamo raggiunto l’aeroporto di Xi’an, riabbracciando idealmente il turismo occidentale.
Il tassista con cui ci siamo addentrati di notte in questa metropoli era un po’ strano: ovviamente non conosceva l’inglese, ma in compenso durante l’ora di strada ci ha parlato tanto in cinese e non sembrava affatto infastidito dal fatto che non partecipassimo alla conversazione.
Con qualche difficoltà dovuta forse all'alcol forse allo stress di una vita notturna ci ha accompagnati al Xian Minxing Boutique Hotel dove avevamo prenotato per due notti.
Questa struttura confortevole/anonima gode di una buona posizione all’interno del quadrato delimitato dalle antiche mura della città.
Nell’immaginario collettivo questo vorrebbe dire che ci si può muovere a piedi, ma qui il perimetro delle mura è davvero lungo e vi consiglio di affrontare distanze e traffico in taxi o meglio, se non avete particolarmente cara la vostra vita, in risciò.

Pagoda del Tamburo a Xi'an

Pagoda del Tamburo a Xi'an

Intorno Xi’an sembravano esserci diversi luoghi di interesse turistico, ma abbiamo deciso di trascorrervi una sola giornata dedicandola all'esplorazione del caotico centro e naturalmente alla sua più iconica attrazione turistica: l’Esercito di Terracotta.
Devo dire che quest’ultima era degna dell’aspettativa che vi avevamo riposto e la visita è stata decisamente suggestiva.

Soldati e cavalli di terracotta

Soldati e cavalli di terracotta

Stazioni moderne, treni superveloci e confortevoli hanno caratterizzato gli ultimi spostamenti su suolo cinese: in meno di due ore abbiamo quindi coperto i quasi 400km di distanza che ci separavano da Luoyang, la nostra destinazione successiva.

Si tratta di una metropoli in crescita con già più di sei milioni di abitanti e grattacieli che spuntano come funghi.
Ha un piccolo centro storico che non abbiamo visitato perché ci siamo dedicati ad esplorare un famoso sito di arte rupestre protetto dall’UNESCO pochi chilometri a sud della città: le grotte di Longmen.
Si tratta di una marea di Buddha scolpiti nella parete rocciosa di una montagna lungo il fiume Yihe. Lo stato di conservazione delle opere non è sempre dei migliori, ma la passeggiata di circa due chilometri sulle due sponde del corso d’acqua è stata comunque piacevole e a tratti suggestiva.
Le fresche grotte tornavano anche utili per ripararsi dal sole in un pomeriggio piuttosto caldo in cui molti maschi cinesi arieggiavano le panze alzando le camicie/magliette (usanza particolare che non avevo mai incontrato in altri paesi).

La zona più scenografica del complesso delle grotte di Longmen

La zona più scenografica del complesso delle grotte di Longmen

Il giorno seguente lo abbiamo dedicato alla visita del famoso Tempio Shaolin che si trova a circa 80km a est di Luoyang sulle montagne nei dintorni della città di Dengfeng.
Si tratta di una vera scuola di Wushu Kung Fu frequentata da numerosi bambini/ragazzi cinesi ma anche di una collaudata macchina da soldi con biglietto d’ingresso e spettacoli dimostrativi per i visitatori.
E’ un luogo di istruzione ma anche un monastero e la sua anima spirituale sembra ancora abbastanza autentica vista la presenza di numerosi cortili e costruzioni religiose buddhiste in cui tra l’altro si può anche trovare un po’ di pace ed isolamento dalla folla di turisti.

Scorcio tra gli edifici al Tempio Shaolin

Scorcio tra gli edifici al Tempio Shaolin

La base operativa a Luoyang sarebbe dovuta essere il Quanjude Hotel, ma non abbiamo avuto modo di dormirci perché quando siamo arrivati ci hanno informato che le camere erano in ristrutturazione.

Questo tipo di comportamento scorretto è stato probabilmente motivo di attriti con Booking e infatti l’hotel non è più presente su questo sito.
La struttura era comunque in funzione per un ricevimento di qualche tipo e dalla hall siamo riusciti a collegarci a internet tramite un loro terminale e l’antipatica situazione è stata risolta rapidamente con la prenotazione del Luoyang Bohemia Hotel.
Questo ha restituito un buon livello di comfort ma noi lo ricorderemo soprattutto in negativo per un episodio: gli alberghi in Cina chiedono un deposito cauzionale in fase di check-in che poi restituiscono in fase di check-out. Non si parla di cifre alte e quindi noi eravamo soliti lasciare soldi in contanti e la cosa aveva funzionato bene finché il caro Bohemia Hotel non ci ha restituito 400 Yuan in quattro banconote false…

Continua nella lettura del racconto per scoprire come ci si accorge di aver in tasca soldi cinesi falsi e se è possibile far finta di niente e rifilare la fregatura a qualcun altro…

Noi ovviamente ce ne siamo accorti quando non era più possibile tornare a protestare al Bohemia, cioè una volta raggiunta la successiva ed ultima tappa del viaggio.

Pechino

Per noi le banconote erano davvero indistinguibili, ma non è stato difficile capire quali fossero quelle false, erano quelle che nessuno accettava come pagamento.

Con una strusciatina di dita, un’espressione corrucciata e qualche parola di cinese tassisti, bigliettai, ambulanti e negozianti ci restituivano le banconote finché non gliene davamo una buona.
Il tutto con la naturalezza di chi affronta questo problema di continuo.
Incassata la fregatura abbiamo potuto dedicare due giornate e mezza alla visita della capitale cinese.
La base per tre notti è stata il Shichahai Shadow Art Performance Hotel una piccola struttura di ottimo livello collocata all’interno di un quartiere di hutong vicino alla zona dei laghi imperiali.

A giudicare dalla massa di persone non so se si possa definire ancora "proibita" la Città Proibita

A giudicare dalla massa di persone non so se si possa definire ancora "proibita" la Città Proibita

Abbiamo camminato o utilizzato i taxi per muoverci, ma anche i mezzi pubblici rappresentano una buona soluzione.
Queste le attività a cui abbiamo deciso di dedicarci:

  • visita dell’enorme Città Proibita;
  • bighellonaggio in Piazza Tienanmen;
  • acquisto di souvenir, quadri e abbigliamento falso presso il Silk Market (qui siamo riusciti a rifilare anche una di quelle simpatiche banconote);
  • passeggiata presso l’incantevole Residenza del principe Gong;
  • esplorazione del vivace quartiere Shichahai alla ricerca di un ristorante;
  • visita del Tempio del Cielo;
  • capatina allo Stadio Olimpico soprannominato “nido d’uccello”;
  • gita alla Grande Muraglia.

Quest’ultima è stata l’attività che ho preferito e a cui abbiamo dedicato una giornata intera.
Organizzare l’escursione è stato semplice: è bastato accordarsi con un autista affinché ci venisse a prendere in albergo la mattina e ci riaccompagnasse poi lì alla sera.
Sfogliando le guide turistiche avevamo scelto di recarci alla muraglia prima presso l’antica sezione di Mutianyu e poi nella gettonata Badaling.
Arrivati presto la mattina abbiamo trovato il sito di Mutianyu molto tranquillo, ma dopo un paio d’ore di camminata, al momento di andar via, era ben più affollato. Abbiamo scelto una salita in cabinovia e una divertente discesa con una specie di slitta monoposto su scivolo di metallo.

Lungo la strada verso Badaling l’autista ha cominciato un’opera di convincimento per non andarci e affinché scegliessimo di visitare al suo posto la più vicina sezione di Huanghua.
Molto fermamente ci siamo imposti credendo che egli volesse solo risparmiare tempo e carburante.
Dopo un po’ però, memori di precedenti esperienze e notando che tale sezione era comunque citata sulla guida, abbiamo deciso di seguire il suo consiglio e acconsentito al cambio di programma.

La Grande Muraglia nella sezione di Huanghua

La Grande Muraglia nella sezione di Huanghua

Manca la controprova, ma credo che la decisione sia stata azzeccata: il sito di Huanghua era davvero ben conservato con mura alte, larghe e bellissime torri di guardia, ma soprattutto notevole era l’assenza di turisti. Abbiamo camminato con tranquillità, fatica e soddisfazione per ore da soli sulla Grande Muraglia; la vista sui paesaggi boscosi della zona era molto appagante.
Attrezzandosi per dormire si potrebbe addirittura fare trekking da qui lungo la fortificazione per giorni fino a raggiungere Mutianyu.

Noi purtroppo eravamo attesi su un aereo per l’Italia.

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