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Norvegia, caccia all'aurora boreale

Norvegia, caccia all'aurora boreale

Data del viaggio: Gennaio 2017
Pubblicato il 13/03/2018
Località: Europa, Norvegia

È una follia andare al Circolo Polare agli inizi di gennaio? Certo che sì.
Avete uno spirito avventuroso? Allora per voi questo è solo un motivo in più per andarci!
Dovete però mettere bene a fuoco l’obiettivo del viaggio e, inutile girarci intorno, un viaggio così può avere un solo scopo: ammirare l’aurora boreale. Riuscire a vederla però è tutt’altro che garantito ed essendo la Norvegia una nazione costosa, tornare a bocca asciutta rappresenterebbe un fallimento totale.

È una scommessa, seguitemi in questa avventura e scoprite se l’ho vinta o l’ho persa…

Preparazione del viaggio

Se ci si pone l’obiettivo di vedere l’aurora boreale durante le festività natalizie bisogna innanzitutto decidere dove andare a vederla: tipicamente si ha poco tempo a disposizione e per questo si scartano subito il Nord America e la Russia, puntando ragionevolmente verso mete più facilmente raggiungibili come Islanda, Finlandia o Norvegia.
Essendo appena stato in Islanda, per me non rimaneva che scegliere una delle due nazioni scandinave e mi sembrava che la Norvegia, con i suoi fiordi potesse offrire una varietà di ambientazioni spettacolari per godersi l’aurora. In Finlandia invece, nelle foto che si vedono su internet, questo spettacolo naturale fa sempre da sfondo ai soliti abeti carichi di neve. Banale!

Baia di Reine

Il paesaggio è stato il parametro anche per scegliere la meta norvegese e nessun posto in questo paese può essere paragonato alla baia di Reine nelle famose Isole Lofoten. In questo arcipelago verdi montagne alte anche più di mille metri incorniciano in modo drammatico un mare dai colori stupefacenti. Vi anticipo già, questa esplosione di colori a gennaio ve la scordate, vivrete nel grigiore di un ambiente scuro. Queste isole godono però di un clima unico, incredibilmente mite per quel tipo di latitudine. Fa molto più freddo d’inverno a Vicenza, la mia città. Questo aspetto è decisamente utile se considerate che andare a caccia di aurora boreale significa stare parecchio all’aperto, di notte e molto probabilmente anche con le scarpe nella neve.

Avendo io trovato delle temperature intorno allo zero o poco più consiglio di vestirsi pesanti e a strati, ma non serve assolutamente un abbigliamento da spedizioni polari. Avevo pensato di comprarlo ma, fortunatamente, complici i prezzi alti, ho rinunciato e sono partito con un piumino da città e un assortimento di pantaloni da neve, calzamaglie pesanti, calze tecniche, softshell windstop (il vento non manca): il tutto è risultato più che sufficiente allo scopo. Mi son state regalate delle moffole molto calde, ma alla fine non le ho mai usate.

Capodanno a Oslo

Il 31 dicembre io e il mio fidato compagno di avventure Andrea, detto “Pesa”, siamo volati ad Oslo. Sfruttando il comodo treno NSB che porta in centro città (precedente prenotato sul sito www.nsb.no), siamo arrivati in piazza in tempo per l’arrivo del nuovo anno.
Molte persone affollavano la zona intorno al municipio della capitale, ma l’atmosfera era comunque estremamente ordinata e tranquilla, in perfetto stile scandinavo, oserei dire… Intravisti un po’ di fuochi d’artificio in mezzo alla nebbia siamo tornati al nostro confortevole hotel, il Comfort Hotel Børsparken, vicino alla Oslo S, la stazione centrale.
Ci siamo goduti una bella camera d’albergo sapendo che i successivi due giorni e le successive due notti sarebbero stati impegnativi: il programma prevedeva infatti una giornata dedicata alla visita di Oslo, un treno notturno per Trondheim, la visita della città e un altro treno notturno per Bodø.
In pratica eravamo dei senzatetto per tre giorni e due notti d’inverno in un paese scandinavo, alé!

La scelta di attraversare la Norvegia in treno ha consentito di fare una sosta a Trondheim e donava al viaggio un sapore ancora più avventuroso, ma certo non si può dire che sia comodo dover arrivare a tarda sera (quando partono i treni) senza avere una stanza di appoggio.

Onestamente non amo particolarmente visitare le grandi città e quindi ho dedicato alla visita di Oslo solo una giornata e l’ho trovata sufficiente. Le ore di luce a gennaio non sono tante, ma nemmeno poche come ci si potrebbe aspettare ed è stato piacevole passeggiare per il centro.

Oslo

Queste le principali attività che potreste pianificare:

  • visitare o anche solo ammirare esternamente edifici caratterizzati da architettura più o meno moderna: il Teatro dell’Opera, la Cattedrale, il Palazzo Reale, la Fortezza di Akershus, il Teatro Nazionale, il Rådhuset (municipio);
  • perdersi in musei come l’Astrup Fearnley Museum of Modern Art progettato da Renzo Piano oppure cercare il celebre Urlo di Munch alla Nasjonalgalleriet (Pesa ci teneva tanto);
  • partecipare ad un’escursione in barca sulla baia;
  • passeggiare su Karl Johans Gate, la lunga via pedonale che dalla stazione porta verso il Palazzo reale;
  • pattinare sul ghiaccio nell’affollata pista "Spikersuppa", aperta durante l'inverno davanti al Parlamento (Stortinget), nel pieno centro cittadino;
  • mettere mano al portafoglio e fermarsi a mangiare in un ristorantino alla moda nel quartiere Aker Brygge;
  • godersi un interminabile tramonto dal quartiere Tjuvholmen;
  • fare un bel bagno nelle gelide acque della baia!!! A me non è passato neanche per l’anticamera del cervello, ma ho visto dei giovani norvegesi che sembravano divertirsi ad entrare tre secondi in acqua e uscirne tremanti.

Credo che alla fine della giornata sarete stanchi e potrete buttarvi su comodi letti come abbiamo fatto io e Pesa… ah no, noi non avevamo una stanza d’albergo… siamo restati a barboneggiare (passatemi il termine) in una stazione caratterizzata da negozi chiusi fino alla partenza del treno. Però avevo letto da qualche parte che le cuccette doppie della NSB erano le più confortevoli del mondo. Avevo maturato una certa aspettativa di comodità, ma purtroppo avevo letto molto male perché erano bruttine e particolarmente anguste.
Tra l’altro non so a che velocità viaggiassero le carrozze perché sullo stretto lettino a castello si dormiva in balia di potenti forze centrifughe.

Le previsioni meteorologiche non erano favorevoli.
La prospettiva di non riuscire a vedere l’aurora boreale alle isole Lofoten con alle spalle un bel viaggio all’insegna del disagio ci angosciava non poco…

Non mi abbandonate! Anche se le possibilità di fallimento sembrerebbero in aumento, accompagnatemi in questo viaggio continuando la lettura del racconto…

Trondheim

Di prima mattina siamo scesi dal treno già piuttosto stanchi, ma anche desiderosi di visitare il centro di questa città.

Avevo letto che si tratta di una meta di pellegrinaggio cristiana e che in Europa le principali “vie” formano una croce: Gerusalemme-Santiago da est a ovest e Roma-Trondheim da sud a nord. L’arrivo, chiamato il Cammino di San Olaf, è una piccola stele davanti alla facciata dell’imponente Cattedrale di Nidaros (l’antico nome della città). Se avete la vostra credenziale con i timbri delle varie tappe potete ritirare il certificato di eroicità, la Compostela della San Olav’s Way, presso il vicino Nidaros Pilgrim Centre. Io non me la sono certo meritata camminando per venti minuti scarsi dalla stazione alla cattedrale!

Altra tappa obbligatoria di una visita alla città è l’Old Town Bridge sul fiume Nidelva: da questo ponte si gode una splendida vista sui vecchi magazzini che si affacciano in modo coreografico sul corso d’acqua. Potrete cercare qualche altro scorcio per immortalare i colori di questi begli edifici percorrendo le vie nei pressi del ponte.

Trondheim

Una passeggiata in salita alla vicina Fortezza di Kristiansen vi consentirà invece di godere di una vista dall’alto della città. Complice il clima rigido noi eravamo sempre alla ricerca di posti in cui scaldarci: l’ufficio informazioni turistiche, bar, ristoranti, centri commerciali, cambi valuta, ecc.

Durante la nostra permanenza a Trondheim il cielo era nuvoloso, nevicava di tanto in tanto e la città era decisamente imbiancata. Rimanere in posizione eretta risultava vagamente difficoltoso ma l’effetto scenografico di questo mantello di neve donava a questa città universitaria un aspetto nordico molto affascinante.

Ecco, da qui in poi è stato decisamente un crescendo di paesaggi nordici…

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Le isole Lofoten

Raggiunta con il secondo treno notturno la cittadina di Bodø eravamo ufficialmente, per la prima volta nelle nostre vite, all’interno del circolo polare artico. Ad accoglierci non c’era di certo il sole ma un fortissimo e gelido vento che alzava l’ormai immancabile neve da terra per scagliarcela sul volto.
La “piacevole” sensazione abrasiva ha lasciato però presto spazio all’insensibilità nel breve tragitto stazione-bar. In queste condizioni devo dire che la cittadina aveva gran poco da offrire a parte una buona colazione in una pasticceria.
Abbiamo comunque sfidato il vento e passeggiato un po’ nel piccolo centro prima di dirigerci in taxi all’aeroporto; lì siamo montati sul piccolo aereo per Leknes, una turboelica della compagnia Widerøe.

Il turboelica della compagnia Widerøe

Nei 20/25 minuti di volo la vista dall'oblo è stata una delle migliori che abbia mai potuto apprezzare: uno sguardo dall’alto, uno scorcio molto ampio del desolato paesaggio costiero blu e bianco nell’inverno scandinavo. Particolare è stata anche la manovra di atterraggio a spirale sull’Isola di Vestvågøy con cui il pilota ci ha fatto toccare il suolo delle famose Isole Lofoten.

Avevamo prenotato una piccola macchina presso il piccolo ufficio dell’Avis nell’aeroporto (anche quello era piccolo!). Intendiamoci, l’auto, dotata di pneumatici chiodati, andava benissimo ma ho capito subito che una Subaru Impreza sarebbe stata la vettura ideale. Lo scenario di guida era infatti quello di una prova speciale notturna di qualche rally scandinavo: la strada era una lastra di ghiaccio ricoperta da un più o meno sottile strato di neve fresca.
Nevicava spesso ma le strade, sebbene poco trafficate, erano costantemente percorse da diversi tipi di mezzi trasformati in spazzaneve. Comunque è stato impossibile resistere alla tentazione di utilizzare il freno a mano in modo non convenzionale!

Abbiamo puntato a sud-ovest, verso la punta dell’arcipelago che si protende nel Mare di Norvegia e raggiunto in circa un’ora la nostra destinazione: Hamnøy.
Questo piccolo assembramento di casette si trova nella spettacolare baia di Reine a soli 13 Km da Å, la località in cui termina la E10, la strada panoramica delle Isole Lofoten.
Panoramica di nome e di fatto, questa striscia di asfalto (o ghiaccio) attraversa paesaggi davvero spettacolari in questo angolo di Norvegia ed è citata spesso tra le più belle del mondo.

Eliassen Rorbuer

La nostra base operativa nella caccia all’aurora per tre lunghissime notti è stata l’Eliassen Rorbuer che offre parecchi rustici e scricchiolanti cottage di pescatori ristrutturati con angolo cottura privato. In alcuni casi si tratta proprio di palafitte sul mare. Non è propriamente economico, ma pernottare nelle rorbu è decisamente un “must” se si vuole godere appieno dell’atmosfera di queste isole.

Le attività da svolgere in questi luoghi hanno un carattere decisamente outdoor (a parte fare la spesa alla vicina Coop):

  • passeggiare a piedi o in bicicletta lungo il mare;
  • trekking in montagna (le foto della baia di Reine fatte dalle cime delle montagne sono un vero e proprio tormentone sul web);
  • gite in kayak sulle placide acque dei fiordi più protetti;
  • noleggiare un motoscafo;
  • partecipare a crociere sui fiordi o a gite in barca a vela;
  • fare immersioni e safari marini in gommone;
  • visitare le strutture in legno per l’essiccazione dello stoccafisso.

Ai primi di gennaio però lo stoccafisso non è in essiccazione e anche il Museo dedicato alla pesca del Merluzzo ad Å è chiuso. In generale quasi tutte queste attività perdono smalto nel grigiore dei luoghi; l’unica decisamente accattivante sarebbe stata il trekking sulle montagne.
All’Eliassen ci davano anche le ciaspole ma ce l’hanno sconsigliata a causa dell’arrivo di una tempesta… alé!
Comunque, sarebbe servita una limpida, luminosa, bella giornata e nulla di tutto ciò era verosimile.

A dir la verità in questo periodo c’è un fugace momento in cui le isole si tingono di colori saturi. Questo accade verso mezzogiorno, quando il sole esce a salutarti e si sporge per qualche minuto a sud dal piatto orizzonte marino inondando di rosso il paesaggio.

È curioso pensare che uno dei più bei tramonti che ho visto fosse in realtà anche un’alba…

La caccia all’aurora boreale

Per prima cosa bisogna conoscere la propria “preda”.
Documentatevi!
Andare nei pressi del circolo polare è condizione necessaria ma non sufficiente per vedere un’aurora boreale. Una volta che ci siete la possibilità di vedere questo fenomeno dipende ancora da due aspetti:

  • l’attività del sole;
  • la nuvolosità nel luogo in cui ci si trova.

In pratica devono esserci contemporaneamente una buona attività solare (questo vale in assoluto ovunque ci si metta a guardare il cielo) e un cielo sereno o poco nuvoloso (questo è relativo e dipende da dove vi mettete a guardare all’insù). La fortuna serve in ciascuno dei due aspetti e quindi maggiormente nel verificarsi di entrambe le condizioni contemporaneamente.

Potete forse controllare il sole come una lampada?
Potete telecomandare le nuvole come un drone?
Niente sembrerebbe sotto il vostro controllo, ma qualcosa la potete fare per far volgere gli eventi a vostro favore.
Non scoraggiatevi e continuate la lettura del racconto per scoprire cosa…

La cosa fondamentale è sfruttare gli strumenti che si hanno a disposizione e, non credevo esistessero prima del gennaio 2017, si trovano facilmente delle app per lo smartphone che segnalano l’attività della nostra cara stella e addirittura prevedono l’intensità del vento solare.
Non vi dirò quali usare perché ho trovato piacevole socializzare coi norvegesi per chiedere consigli sull’argomento e anche testare personalmente le varie applicazioni per trovare quelle migliori. È importante sapere che esistono, che sono gratuite e che si possono anche impostare in modo che suoni una sveglia quando l’attività del sole supera una certa soglia.

Dimenticatevi quindi di dormire sonni tranquilli: se la app dice che il sole emette tanti elettroni, si deve uscire all’istante dalla rorbu per vederli!!!
In realtà non si vedono gli elettroni, ma l’atmosfera terrestre che da essi viene eccitata.
Se però quando uscite è nuvoloso non si vede niente e potete tornare subito a dormire… NEIN!!!
Ingegnatevi, pensate, perché potrebbe essere la vostra unica occasione e potreste pentirvi di aver rinunciato. Se non potete spostare le nuvole che sono sopra la vostra testa, forse potete spostare la testa sotto una porzione di cielo più sgombra. Sembra una ovvietà ma credo che questo sia il miglior consiglio che possa darvi dopo aver sperimentato la “caccia”.

La prima difficoltà per chi non ha mai visto un’aurora boreale è capire se quello che vedi è l’aurora boreale o no. Vi spiego cosa intendo: durante la prima notte alle Lofoten la app segnalava un certo valore di attività solare. Basso? Alto? Boh! Ho posato il cavalletto davanti alla rorbu e ho scattato delle foto belle, con il cielo a strisce, come molte di quelle che si vedono su internet, però a occhio nudo si vedeva solo qualche debole alone verde. Anche piazzandoci in aree meno illuminate nei dintorni di Hamnøy il risultato era lo stesso. Questo fatto ci ha indotto a pensare che l’aurora fosse questo: belle foto di un fenomeno deludente dal vivo.

Il giorno seguente si è abbattuta sulle isole una tormenta di neve e una fittissima coltre di nubi ci ha fatto intendere che non avremmo più visto un bel niente in cielo.
Non c’era molto da fare se non chiacchierare al calduccio della nostra rorbu disquisendo su cosa avevamo visto e se eravamo o meno soddisfatti. L’app aveva cominciato a farsi sentire indicando livelli crescenti di vento solare e la cosa aveva il sapore della presa per i fondelli.
Ad un certo punto scorgo due persone parlare nella semioscurità del parcheggio dell’Eliassen Rorbuer e faccio lo sforzo di vestirmi ed uscire a parlarci. Erano italiani, uno di loro raccontava che era la quarta volta che andava in Norvegia per vedere l’aurora e non l’aveva mai vista… a posto… L’altro era un vero folle, altro che noi dilettanti: era appena arrivato dall’Italia in macchina! Lui sì che aveva qualcosa di interessante da raccontare: passando su Flakstadøya mezz’ora prima aveva visto una bellissima aurora, ne parlava con entusiasmo e ci ha mostrato (anche Pesa si era nel frattempo unito a quel conciliabolo) delle foto fatte col cellulare.

Era evidente che dovevamo lasciare l’isola di Moskenesøya al più presto in cerca di squarci tra le nuvole ad una trentina di chilometri da lì. Detto, fatto. Le condizioni della strada erano tutto sommato accettabili e il cielo decisamente più sereno su Flakstadøya.
Ci siamo messi quindi alla ricerca di luoghi bui lontani dai piccoli centri abitati. Era un crescendo di aurore sempre più visibili fino a quando, senza alcun tipo di preavviso, durante una sosta su una piazzola della E10, il cielo si è illuminato di una striscia danzante che attraversava il fiordo da parte a parte. Era enorme e talmente luminosa che probabilmente si poteva vedere a decine di chilometri di distanza, ma lì c’eravamo solo noi e la sensazione è che fossimo solo noi a vederla. Bianco, rosa, viola, verde… ci siamo incantati ad ammirare questo serpentone danzante in un silenzio surreale.
Ho perso la cognizione del tempo, ma credo che il tutto sia durato poco più di tre minuti.
Io e Pesa ci siamo guardati e il verdetto è stato unanime: quella era la vera aurora boreale e l’avevamo vista.

Aurora boreale

Missione compiuta!
Mi rammarico di aver scattato poche foto, ma era davvero difficile distogliere lo sguardo dal cielo.

Soddisfatti siamo rientrati ad Hamnøy intuendo dalle condizioni della strada che lì non aveva mai cessato di nevicare. Negli ultimi chilometri ci saranno stati 10cm di neve sulla strada e cominciavano ad essere troppi per la nostra piccola Hyundai i-qualcosa.
Questo ci ha indotti a non uscire più dalla rorbu anche se la app segnalava vento solare potente… e noi cominciavamo a pensare “la voglio rivedere”.

Durante i due giorni seguenti la temperatura è salita e una tempesta di pioggia con venti fino a 90km/h ci ha trattenuti all’interno della rorbu. Tenetene conto, può succedere.
Il cottage si è esibito in un concerto di scricchiolamenti preoccupanti, ma ha retto alla potenza delle intemperie. Tra l’altro abbiamo temuto la cancellazione del nostro volo della Widerøe che era l’ultimo della giornata per Bodø, ma siamo andati presto all’aeroporto e ci hanno spostati su un volo prima.
Il vento era calato e non ci sono stati problemi.

Abbiamo quindi dormito al confortevole Thon Hotel Nordlys e siamo ripartiti presto la mattina successiva per tornare all’aeroporto Gardermoen di Oslo con un aereo della SAS. Abbiamo volato, sì, niente treno: il viaggio di ritorno in queste imprese è sempre triste, meglio che duri il meno possibile…

Un’ultima gita

Prima di concludere il viaggio ho voluto provare un’esperienza che considero tipicamente nordica: per un giorno volevo essere “musher”, cioè il conducente di una muta di cani da slitta.

Ho prenotato un’escursione appoggiandomi a www.beitohuskytours.com e un’auto a noleggio presso l’aeroporto di Oslo.
Guidando per circa quattro ore abbiamo raggiunto la cittadina di Beitostølen, una stazione sciistica specializzata nello sci nordico con centinaia di chilometri di piste. La località si trova a ridosso della catena montuosa Jotunheimen, meta molto apprezzata dagli escursionisti norvegesi per i paesaggi dei suoi altipiani e per le 26 montagne più alte del paese.

Avevamo prenotato un bungalow nel campeggio Beitostølen Hytter e l’abbiamo trovato confortevole e ben riscaldato (qui le temperature erano stabili sotto i -10°C). È normale nei campeggi arrivare a posteggiare la macchina vicino al bungalow, ma qui la cosa anomala era che le stradine del campeggio erano di fatto delle piste da sci di fondo ed era parecchio strano percorrerle in auto.

Cani da slitta

Il mattino successivo abbiamo preparato la nostra muta facendo indossare ai cani le pettorine, legandoli tra loro e alla slitta che ci avevano messo a disposizione. Pesa si è “accomodato” all’interno della sacca anteriore e io in piedi alla guida.
Tolta l’ancora piantata al suolo i cani hanno scaricato sulla neve tutta la loro voglia di correre e devo dire che l’attività è stata affascinante come mi aspettavo.
Mi immaginavo però che si percorressero lentamente delle piste piane e battute e invece si andava “sparati” nella neve fresca e con parecchi saliscendi. Tutto sommato non ho trovato particolarmente difficile cimentarmi in questa attività: ho familiarizzato rapidamente con il freno, indispensabile comando con cui si mantenevano tese le corde con cui si controllava l’esuberanza di questi scalmanati cagnoloni.

Tutte le cose belle purtroppo prima o poi finiscono: abbiamo salutato i nostri nuovi amici quadrupedi e intrapreso mestamente la strada verso casa.

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